Addio a Djokovic, cosa è successo dietro le quinte: tutta la verità
Anche quest’anno, nella sfera tennistica, è stata una questione a due tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Siamo ormai entrati nell’era di un dualismo che appare difficile da interrompere, almeno nel breve periodo, con lo spagnolo e l’italiano a dividersi praticamente tutti i principali successi. Dietro di loro, il vuoto, anche se Novak Djokovic non intende ancora mollare.

Il serbo, che a lungo è stato dominatore della scena, ha già da tempo dovuto ammettere che per lui è complicato ormai, per limiti di età e non solo, competere con i primi due del ranking. Ma quando scende in campo, Novak da’ sempre il meglio di sé. Nei quattro Slam, è riuscito ad arrivare sempre in semifinale. Trovandosi però poi sempre un muro troppo alto da superare.
Nella prossima stagione, ad ogni modo, lo vedremo ancora in lizza. Per raggiungere l’ultimo obiettivo per provare a coronare una carriera già leggendaria a prescindere. Quello del successo nel 25esimo Slam, che insegue ormai da due anni, senza successo. Anche se non dovesse farcela, ciò non toglierebbe nulla a quanto ha saputo dare a questo sport negli ultimi vent’anni. Un riconoscimento che arriva anche da chi ha collaborato con lui ma gli ha detto addio.
Djokovic, Murray racconta l’esperienza di collaborazione: “E’ stato tutto incredibile, peccato per i risultati”
Per circa sei mesi, nel suo team Djokovic ha avuto un altro fuoriclasse come Andy Murray. Un rapporto durato poco, ma che è stato importante per entrambi, come ha spiegato il britannico, raccontando il tutto a ‘The Tennis Podcast’.

“Non vedevo l’ora di allenarlo, è un personaggio un po’ difficile come me ma è straordinario – ha dichiarato – Per me è stata una esperienza incredibile. Peccato l’infortunio in Australia, ma aveva giocato ad un livello eccezionale. Non abbiamo ottenuto i risultati che ci aspettavamo, probabilmente, i mesi successivi sono stati difficili. Ma sono contento di avere accettato l’incarico, ho imparato molto sulla vera essenza degli allenamenti. Novak ha un talento incredibile ed è uno dei pochi capaci di visualizzare la strategia e di metterla in pratica. Avevamo le idee chiare su come battere Alcaraz a Melbourne e ci siamo riusciti“. Dunque, non è detto che la cosa non possa ripetersi…





